terribile_incontro:occhi d'oceano
Non sono mai stata moralista. La verità è che mi faceva paura. Una paura profonda, viscerale e incontrollata.Degl’occhi piani incastrati in un viso di plastica, cereo. Labbra protese, ferme ed al contempo volgari. Una strana vena pulsante sulla fronte come un fiume nella più desolata delle steppe. Il naso nervoso che sembrava di un cocainomane spuntava dalla massa di capelli tagliati regolari. Quell’andatura militaresca.Non so se un giorno, di punto in bianco, mi trovai davanti a questa sconosciuta o se un viso dolce e degli occhi profondi e scintillanti ci mettono del tempo a diventare di pietra.Eravamo nel banco insieme da due anni quando fece incursione nella nostra classe a metà quadrimestre, da una scuola privata, Lucia.Con i suoi lunghi capelli neri liscissimi che cadevano su un cappotto di cammello ed i suoi tacchi alti, ma posati, si capiva subito che veniva da un altro pianeta.Dall’alto del suo nasino all’in su ci abbandonava a sguazzare nel fango dei sedicenni assumendo colore di donna.
Io e Lisa non eravamo andate d’accordo subito. A primo acchitto c’eravamo abbagliate come due luci al neon. Poi avevamo imparato a far collimare le nostre personalità ingombranti in favore di un’ intesa molto limpida proprio su ciò che reputavamo fondamentale. Proprio perché la nostra intesa era una cosa profonda, ci concedevamo il lusso di litigare spesso e volentieri e di tenerci il muso per giorni fingendo d’ignorarci. Era stato forse quel gioco di lievi violenze ad allontanare sul serio le nostre quotidianità.Quando arrivò Lucia stavamo entrambe male nella nostra pelle e non potevamo aiutarci.
La nuova creatura era porcellana di Limonges in mezzo al servizio di coccio di tutti i giorni. Avremmo tutti desiderato detestarla, ma per la solita ironia della sorte non era possibile. Una conversazione brillante le permetteva di avvicinarsi a tutti con semplicità e allo stesso tempo di non emergere. Il suo fascino era sottile ed andava a segno.Non so se per strategia o per un fascino discreto della borghesia, fatto sta che iniziò presto a convocare a casa sua piccole riunioni di fortunati deliziandoli con merende che assumevano colori epici. I suoi inviti cominciarono ad essere desiderati come il carnet da ballo di una gran dama alla corte degli Asburgo.
Nel suo non curante altromondism
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