06/03/07

estate: la calda estate

Quella maledetta estate del 1978 è rimasta famosa come una delle più calde del secolo.
Il calore entrava nelle pietre, sbriciolava la terra, bruciava le piante e uccideva le bestie, infuocava le case…
A volte potevi sederti sotto il portico, c’era l’ombra del grande albero di albicocche che soffiava mite sui raggi solari. Quasi una nuvola.
Ricordo le ginocchia sbucciate e sempre impolverate, con la pelle imbrunita al sole e tumefatta da buffe cadute.Volavano gli elicotteri di carta, fatti con le stecche di lecca lecca. E c’era quel profumo di campagna cotta alle porte che sapeva di qualcosa di concreto.
Poi odore di creme solari. Quello allisciante dell’aria condizionata dei negozi, oasi nel deserto, si! Ma senza personalità.
L’asfalto si stacca e quasi si butta giu lungo la discesa di via Garibaldi. Intorno, solo un po’ di stoici poggiati pigramente alla ringhiera laterale, ma di stoico non c’è più nulla, era solo la foggia dei loro abiti alla moda a farli star li.
Lungo la spiaggia non c’era più neanche l’ombra della natura e ti dimenticavi anche di avere caldo se un pareo colorato poteva aggraziare un corpo sfatto dalla realtà e renderlo come quello di Cherazade delle mille e una notte.
Non era il fatto che fosse estate. Le stagioni potevano anche non essere, perché era estate solo come per una caldarrosta è autunno: tempo di cottura.
Ora ho voluto provare a sentire il vecchio odore di sabbia bagnata, l’aroma di una pineta oltre la strada, quasi croccante.
Con un tuffo nell’acqua ghiacciata scappi e incontri filosofie, sentimenti, corse e tutta la staticità e noncuranza del mondo insieme.
Non ero neanche mai più andata in campeggio, come Zeno Cosini non ha mai smesso di fumare.
Ma è caldo, è caldo, è caldo. Non aveva ragione quella bambina con cui giocavo che diceva “pensa di avere freddo, pensa che ti stai congelando e passa!”. Forse lei nemmeno il caldo riusciva più a percepire da dietro quel pallone da pallavolo bianco e grande che eleggevamo a vessillo della nostra estate. Perché anche se lo diceva Mila del cartone animato, la palla non è lo specchio dell’anima… a meno che uno non pensi che sia bello avere un’anima sferica con le righe…
Ma sotto il sole, col caldo, l’anima è meglio srotolarla come la lingua di un formichiere, perché l’unico modo per avere una risposta è porre una domanda.
E sotto il caldo, non c’è nulla che frigge più dei pensieri pesanti; sono quasi convinta che siano fatti di lardo, o di una speciale pancetta che ostruisce ogni arteria.
Questa di estate, invece, è un po’ freddina. Sembra quasi che non apra le ali, che aspetti qualcosa, ma non con timidezza. E’ arrogantemente arroccata in un misto lana-cotone.
E seduta sotto il vecchio portico mi accorgo che non si va avanti; almeno non subito, non di corsa ( che forse è sempre un bene), ma nemmeno indietro; e ciò che è nel ricordo ormai non ha più nulla della realtà. E’ una clessidra col termometro insomma.
Non mi piace. Non sono d’accordo!!La mia estate sapeva di aghi di pino e non dovrebbe bruciarmi la fronte come in un incubo barocco dove tutto è giallo, giallo, giallo, giallo, giallo…
Non dovrebbe darmi noia, la mia estate. Io la voglio come una scala di cristallo in ascesa: senza una goccia di sudore, senza un brivido di freddo.
Ma dal cristallo, trasparente, guarderei giù di sicuro e vedrei che la realtà è sotto la mia scala, e che l’estate è calda, appiccicosa, stantia e tremenda, ma che fa provare sensazioni sulla pelle e non sull’arida corteccia cerebrale.
In una calda estate bisognerebbe farne di cose! Invece, starò sotto il mio storico albicocco, a schiattare dal caldo ed a sognare estati estatiche. Sarà tempo sprecato, forse, ma d’altronde, come dice Flaiano, i giorni che meritano di essere vissuti in una vita sono al massimo cinque o sei, gli altri fanno volume. Forse.
Forse è solo che il famoso caldo mi ha dato alla testa e vorrei po’ più di freddo che tra solo tre mesi morirei per barattare col caldo! Anzi, il caldo mi sta bene.
La mia pelle inizia ad ospitare la melanina ed assomiglio sempre di più ad un biscotto da forno. E so che se sarò biscotto vorrò essere ciambella…ma in un cesto pieno di dolci, in fondo uno vale l’altro. Un’età vale l’altra, un’estate vale l’altra.
Ma il gioco vale la candela?

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