UN GRUPPO DI PERSONE
Non riesco ancora a spiegarmi il perché me l’abbiano inviata; ci sarà sicuramente un errore.
Giro la busta e rileggo nome e indirizzo; eppure i dati corrispondono. Poi riprendo in mano il foglio e accarezzo quella sigla, minacciosamente in rilievo: ANTBCCSF. Sono stupita e allo stesso tempo indignata; non bastavano i politici che inviano tessere ad ignari nuovi iscritti al partito, no, ora anche le burle vengono recapitate direttamente a casa! Associazione Nazionale Tiratori di Bidoni Contro Chi Si Fida! Sono lieti di accogliermi nella loro grande famiglia.. Un encomio particolare per il fatto di aver saltato una fase dell’iter formativo tradizionale: quella dell’ANTBCNSF (ovviamente: l’Associazione Nazionale Tiratori Bidoni Contro Chi Non Si Fida).
Mi chiedo come abbiano fatto ad avere il mio nome; senza contare che sicuramente hanno ricevuto informazioni sbagliate. Non esiste persona più puntuale di me nel rispettare gli impegni presi. Sono così terrorizzata dall’idea di arrivare in ritardo o dimenticarmi di un appuntamento, che molto spesso rifiuto qualsiasi invito. Non è forse questa una strategia vincente? Anche nel lavoro, stessa cosa: non ho accettato quel posto che mi era stato offerto perché non credo che sarei sopravvissuta alla vergogna di timbrare il cartellino con un minuto di ritardo anche una sola volta. Per intenderci; sono fermamente convinta che questo non avrebbe mai potuto verificarsi, ma se per una sfortunata coincidenza qualche imprevisto mi avesse messo nell’impossibilità di arrivare con meno di quindici minuti di anticipo, temo che i miei nervi non avrebbero retto.
Viste queste premesse, chi dunque potrebbe avere proposto il mio nome ai bidonatori nazionali?
E’ vero che a volte, quando ancora seguivo i corsi all’Università, mi capitava di saltare le lezioni; questo non perché le ritenessi inutili o disprezzassi i professori, ma semplicemente per il fatto che la seconda norma da ricordare per evitare figuracce è che non vale la pena di uscire di casa quando non si è sicuri di arrivare in tempo (la prima, nonché assioma di riferimento per tutti i comportamenti civili, è che non si deve mai e in nessun caso arrivare in ritardo). Le mie assenze causavano episodici attriti con i compagni di corso, i quali si rifiutavano di prestarmi i loro appunti, credendo falsamente che esse (le assenze, intendo) fossero dovute a pigrizia. Sono stata addirittura accusata di essere una sfruttatrice! Queste spiacevoli incomprensioni sono state per me rivelatrici, poiché mi hanno permesso di capire che l’imperfetta percezione di onestà e correttezza può condurre alcune persone ad una visione della realtà quantomeno claudicante.
Riprendo la lettura della lettera di benvenuto, in cui un vice-presidente orgogliosamente bidonofilo (immagino che il presidente in persona abbia dato buca il giorno in cui la missiva è stata scritta) mi informa dei diritti e dei doveri dei membri dell’associazione:
1) Assoluto anonimato (che cadrebbe automaticamente qualora si venisse a sapere che ci si è presentati ad un numero di rendez-vous superiore ai tre all’anno)
2) Esenzione da quote associative di qualsivoglia genere (ad eccezione dell’abbonamento alla rivista “Aspetta e spera”, che verrà recapitata a casa con scadenza mensile, si spera).
3) Obbligo di stendere articoli per la suddetta rivista, contenenti l’elenco dei bidoni tirati, oppure il racconto di quello più spassoso, oppure quello peggio/meglio riuscito, al fine di permettere ai redattori di stilare una classifica sempre aggiornata (pena la pubblicazione nei numeri seguenti delle generalità dei colpevoli di omissione di scrittura).
Temo che quest’ultimo punto mi creerà delle difficoltà notevoli, dal momento che nella mia vita non ho mai tirato pacchi. E’ vero che non sono andata al matrimonio della mia migliore amica d’infanzia, ma in fondo lei doveva aspettarselo, dal momento che sapeva benissimo che non ho mai potuto soffrire il suo attuale marito; se poi le ho detto che sarei stata presente, l’ho fatto solo per non sembrare scortese nei suoi confronti. Non capisco perché se la sia presa tanto, quando il giorno prima della cerimonia l’ho avvisata che non sarei stata presente a causa di un forte mal di testa e di un senso di nausea persistente. Da allora si rifiuta di rivolgermi la parola; eppure non sono mai stata così sincera! In quel momento, il solo pensiero del sorriso verdastro del suo fidanzato (ero sicura che non si sarebbe lavato i denti nemmeno il giorno del suo matrimonio) mi faceva ribollire lo stomaco come un pentolone di marmellata!
Sono sicura che, se conoscessero questa storia, i membri dell’ANTBCCSF sarebbero indulgenti con me, capirebbero le mie reali motivazioni e mi giustificherebbero. Anzi, probabilmente riconoscerebbero di essersi sbagliati nel valutarmi e mi espellerebbero dal loro gruppo. A pensarci bene, forse potrei raccontare questa vicenda in un articolo del loro giornale, così da mostrare il contrasto tra un Pacco in Piena Regola e un Pacco Giustificabile e Dettato da Buone Intenzioni, come il mio. Credo che rimarrebbero senza parole…
Del resto, è giusto che sappiano come stanno veramente le cose: io sono una persona di parola, e non manco mai ad un appuntamento, tranne quando mi accorgo che arriverei in ritardo rispetto all’ora stabilita (mi sono già dilungata nella spiegazione del perchè), ed escludendo le volte in cui mi addormento o non suona la sveglia, mi sento male, trovo un programma interessante in televisione, sono rapita dalla lettura di un libro e perdo ogni nozione temporale, oppure le rare volte in cui decido di cucinare, o accendo il computer e mi collego a Internet, o anche quando mi scappa il cane e lo devo cercare per tutto l’isolato. Ma in questi casi, non ho proprio scelta! Non credete?
Oltre ad ignorare il motivo per cui l’ANTBCCSF mi ha contattata, c’è un’altra cosa che non riesco ancora a spiegarmi: chissà perché non mi sono mai trovata il fidanzato?!